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Storico

In Azione/ Catastrofico/ Drammatico/ Storico

Vajont – la diga del disonore – 2001 – Renzo Martinelli

Si ha sete di conoscenza, quando ci si avvicina a questo film, specie per chi non ha fatto parte dei tempi. Si ha la sensazione che i personaggi siano trattati con benevolenza quanto con malevolenza, come a poter dire… “Sì, ma, in fondo, ci avevano pensato.”
Si attende l’onda anomala, quella che seppellisce tutto, immersi in una luce che trasforma il colore in bianco e nero, il presente nel passato. Il film è permeato di vergogna, di colpa, di responsabilità che si dividono e sbriciolano.
Fino all’onda, che si porta via la diga, i dubbi, duemila vite, case, strade, fino al singhiozzo del silenzio, in quasi bianco e nero, e alle finte riflessioni del presente.

In Drammatico/ Storico

A Complete Unknown – 2024 – James Mangold

Il film si muove come un ricciolo di caramello che nel suo finire diventa miele limpido, sempre immerso in atmosfere ambrate. Forse molta parte ne hanno i risvolti emotivi di chi c’era, e contribuisce a rendere dense le colorazioni; forse, o quasi certamente, il tentativo di rendere il peso, il valore, la poesia, il senso, della vita di Dylan, della sua musica, di quello che riusciva a dire, unendo il mondo, i mondi, il sotto, il sopra e l’attraverso, si muove su binari di piccolezza e incompiutezza. Ma, beatificato o meno, Dylan è un vento che nasce da un roccione e si esprime in folate morbide e violente, che cambiano le pettinature di tutti, e per sempre la vita. Essere in quel tempo, in quei luoghi, fra personaggi di quel calibro, e restare umani, è indubbiamente impossibile, i capricci e le sofferenze sono poca cosa in cambio dei cieli e dei sospiri delle espressioni divine. Trovo quasi imperdonabile che Blowing in the wind, sembri una canzonetta di una giornata qualunque, ma capisco che l’eternità sia ormai incomunicabile, in un tempo in cui scartare un ovetto kinder è ritenuto mistico e imprescindibile. Dylan ha fatto una sola cosa estremamente sbagliata, sopravvivere a se stesso.

In Biopic/ Drammatico/ Storico

The Fabelmans – 2023 Steven – Spielberg

In una atmosfera vintage posticcia, le scene patinate di perbenismo americano, seguono la crescita del bambino/ragazzo/uomo/regista/Spielberg. Non c’è un capello fuori posto, non una sciatteria, tutto è a taglio diamante, persino la tristezza. Godibile in senso caramelloso, sdolcinato, irreale, celebrativo, narcisista, si va di finzione cinematografica candita servita sullo stecchino, a vedere il ragazzo che cresce, e cresce il suo cinema. Cresce il malessere servito al ragù, e noi siamo empatici, in questo film eterno, che non srotola che ovvietà salmistrate. 3/4 di film raccontano l’infedeltà coniugale della madre, di lunga durata, e giungono alle ansie, alle fragilità del protagonista. Sembrano tutti Big Jim di plastica scadente che non trovano la strada per il finale di un fotoromanzo rosa, viola, verde e blu, fino alla svolta verso una realtà più possibile e interessante, che naturalmente non ha spazio in questo film.
David Lynch ha accettato di interpretare John Ford, in un cameo finale, dietro compenso di “un sacchetto di Cheetos”, patatine di mais al formaggio celebri degli USA.

[“In una inquadratura se l’orizzonte è in alto, va bene. Se è in basso, va bene. Se è a metà è una merda”, John Ford – David Lynch]

In Drammatico/ Musical/ Sentimentale/ Storico

Judy – 2019 – Ruper Goold

Non so se sia giusto descrivere così, nel nome dell’interpretazione, la sofferenza, la solitudine, la depressione, il dolore, la fama, l’amore, la vita.
Non lo so davvero, anche se sappiamo benissimo che il sentiero dei mattoni dorati è sporco, sbrecciato, logoro, indistinto, e per quanta pioggia cada, e per quanto vento soffi, non ci sarà mai la strada libera, e mai c’è stata.
Ma lo sappiamo tutti, e tutti con ugual dolore la percorriamo, senza celebrarla, renderla così evidente.
Non so, davvero.

Questo film crea tristezza, in modo non utile, io credo, non armonioso, non dolce.

In Drammatico/ Epico/ Sentimentale/ Storico

Il Gattopardo – Luchino Visconti – 1963

La scena del ballo, la più rappresentativa del film, girata a Palazzo Valguarnera- Gangi, nel centro storico di Palermo, valse il Nastro d’argento per la scenografia, ed è rimasta famosa per la sua durata, un terzo del film, e la sua ricchezza.
Il film fu motivo di fallimento della Titanus, per i costi troppo elevati; fu stroncato dalla critica americana, ebbe un buon successo di pubblico in Italia. Solo negli anni tutto il mondo ha rivalutato l’accoglienza e il consenso, posizionandolo fra i migliori film di tutti i tempi.
Il film è tratto dall’ omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è un film in costume, minuzioso nella scenografia, elegante nell’estetica, profondo, nelle descrizioni, e racconta un passaggio epocale.
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.” [Giuseppe Tomasi di Lampedusa]
“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.” [Don Fabrizio, il principe di Salina (Burt Lancaster)]

In Drammatico/ Storico

I sette samurai – Akira Kurosawa – 1954

Kurosawa voleva il realismo storico, e trovò documenti sui Ronin, Samurai senza padrone che difendevano la gente comune dai briganti, per denaro.
Il villaggio fu ricostruito in esterni, in modo del tutto verosimile, su richiesta ferma di Toshiro Mifune, e la versione integrale del film durava più di tre ore (203 minuti), così la produzione impose tagli sostanziosi, per poter rendere fruibile il film in occidente. Le scene di battaglia sotto la pioggia battente sono memorabili, e il Giappone riusciva così ad elevare il suo cinema ai livelli hollywoodiani, e a rendere questo film un capolavoro.
Il film è composto da un prologo, un epilogo e quattro capitoli: i contadini cercano, i samurai sono reclutati, la difesa, la battaglia; i sette samurai sono ognuno diverso dagli altri, nel loro comportamento ed etica da samurai. Offre emozione, sentimento, movimento, azione, filosofia, intrattenimento.
Un remake, I magnifici sette, Sturges (1960), I magnifici sette dello spazio, Jimmy T. Murakami e Roger Corman (1980), omaggi indiretti, Quella sporca dozzina, Robert Aldrich (1967) e altri, sono riedizioni del sacrificio eroico mostrato da Kurosawa.

“Noi samurai siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini. Anche questa volta siamo stati noi i vinti; i veri vincitori sono loro.” [Kambei Shimada / Takashi Shimura]

In Drammatico/ Storico

La corazzata Potëmkin – Sergej Michajlovič Ėjzenštejn – 1925

Un’opera delle più note, tecnicamente ed esteticamente di grande valore, espressione cinematografica di grande compiutezza, del ‘900. E’ una tragedia in cinque atti, secondo le leggi rigorose della composizione classica, con una percezione di unicum, all’esterno, e una struttura interna a spirale, nel senso di sezione aurea. E’ una crocana che colpisce come un dramma, nella poetica del “cine-pugno”, immagini traumatiche, al posto di “cine-occhio”; il volto della madre terrorizzata nella famosissima scena della scalinata, è un cine-pugno.
Il “montaggio delle attrazioni”, cioè scene di massimo tre secondi, disturbanti, montate insieme, crea smarrimento, ansia, non possibilità di percorrere la narrazione passivamente, dovere di ricomporre il filo storico, da pezzi, da tracce, e così dover associare idee, in modo attivo. Ampiamente presente il simbolismo.
«…nell’epica sequenza della scalinata, morti e feriti giacciono riversi sui gradini. L’inquadratura riprende volti umani cosparsi di sangue e inondati di lacrime. Subito dopo, riprende anche i cosacchi che sparano sulla folla, ma lo spettatore non vede che i loro stivali: non sono più uomini, ma stivali che calpestano volti umani. E tanto stupidi e infami essi ci appaiono che istintivamente lo spettatore si ribella. Ecco l’effetto metaforico del film.» [Béla Balàzs]

In Documentario/ Politico/ Storico

Istituto Luce

L’Unione Cinematografica Educativa (Luce), è creata nel 1924, a scopo propagandistico, di diffusione, didattico, informativo. In origine si proponeva l’educazione della popolazione italiana analfabeta attraverso le immagini, finalità precisata nello statuto come “diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica”, poi propagandistica e di informazione, il cinegiornale era proiettato obbligatoriamente in tutti i cinea d’italia prima di ogni film. Diventa ENIC nel 1935, casa di produzione cinematografica, cessando poco dopo di dipendere dal capo del governo, e passando al Ministero della cultura Popolare, per poi avere come sede l’Istituto vicino a Cinecittà e il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nel dopoguerra l’Istituto LUCE si occupa di documentari e di film, diretti, tra gli altri, da Pupi Avati, Marco Bellocchio, Claude Chabrol, Liliana Cavani, Mario Monicelli, Ermanno Olmi ed Ettore Scola.
La sede dell’Istituto è in piazza Cinecittà dal 1937, conservato in senso storico e politico, e diventa poi la sede del Municipio VII di Roma.
Dal 2009 si fonde con Cinecittà, divenendo Istituto Luce Cinecittà; dal 2012 mette a disposizione del pubblico una collezione di filmati, in accordo con Google e youtube, e il suo archivio si sposta in via Tuscolana 1055.