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Asian

In Asian/ Scifi - Fantasy

Jung_E – 2023 – Yeon Sang-ho

Bellissime le atmosfere, è un futuro ceruleo, uno spaccato sull’esterno e sull’interno dell’essere. La clonazione, il concetto di morte non morte, una storia di madre e figlia, tipica. È un futuro non futuro, aleggia la sensazione di essere indietro, non avanti, ma anche molto presente nel presente emotivo della protagonista, mentre si svolge il senso della storia, e, non si muore più, ma si sarà usati. L’irrealtá, tratta dalla realtà, prende forma, e la simulazione diventa presenza, azione, consapevolezza, scelta; è la nascita dell’anima metallica.

In Asian/ Horror

Umma – 2022 – Iris K. Shi

Sandra Oh ha una faccia verticale…e vaga in questo film ambrato e ombroso, che ingoia l’aria. Ansia creata sul nulla, voci, rumori, pulcini. Fotografia splendida, morbidezze di visioni, contrasto diurno notturno, aria e asfissia. Api, miele, pensieri, la verticalità che si inclina. Poi finalmente il fantasma si palesa, e anche il rapporto madre, figlia/madre, figlia.
Riusciremo sempre a scappare dai fantasmi del nostro passato?
Straordinariamente bella la simbologia animale e un buon finale è di grande conforto.
La volpe a nove code, kumiho, è animale mitologico della tradizione asiatica, presente in leggende cinesi, giapponesi, coreane. Possiede poteri magici, può trasformarsi in essere umano, di solito donna, crea allucinazioni, ed è spesso maligna, comunque ingannevole

In Asian

Florence Korea Film Fest

Festival of Korean Cinema in Italy

Il Festival è organizzato dal 2003 dall’Associazione Culturale fiorentina Taegukgi – Toscana Korea Association.

Obiettivo del Festival, oltre alla cooperazione culturale ed istituzionale tra l’Italia e la Corea, è la promozione del seducente universo culturale coreano attraverso la lente d’ingrandimento del grande schermo, delle esposizioni d’arte e dei convegni.

Tra prime visioni e classici contemporanei, il festival, unico nel suo genere in tutta Italia, offre documentari, cortometraggi, film e ampie retrospettive sui principali registi della cinematografia coreana, con la partecipazione degli stessi autori. Dal 2007 l’Associazione promuove, oltre al Cinema Coreano in Italia, anche il cinema italiano in Corea del Sud, collaborando con i maggiori festival del paese alla programmazione nei loro palinsesti di retrospettive e rassegne dei protagonisti del nostro cinema.

Il Florence Korea Film Fest ha firmato un Memorandum d’intesa con uno dei più importanti festival coreani JIFF – Jeonju International Film Festival. Il Festival collabora anche con il BIFF – Busan International Film Festival, primo festival della Corea e il più importante festival dell’Asia.

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In Asian

Far East Film Festival 24 – Udine 22-30 aprile 2022

Un artista leggendario, Takeshi Kitano, venerdì 29 aprile, sul palco del FEFF 24, riceverà il Gelso d’Oro alla carriera.

“Dopo aver premiato molte grandissime icone d’Oriente, da Jackie Chan a Joe Hisaishi, il Festival udinese incorona dunque Takeshi Kitano per il suo incredibile percorso. Un viaggio entusiasmante che spazia tra i generi e gli stili, tra il cinema e la televisione, ma anche tra la poesia e la letteratura, tra capolavori assoluti come Sonatine, Kids Return, Hana-bi (Leone d’Oro a Venezia nel 1997), L’estate di Kikujiro, Dolls, Zatoichi (Leone d’Argento 2003) e amatissimi cult di piombo e sangue come la saga criminale di Outrage. Senza ovviamente dimenticare il brutale sergente che interpreta nel celebre Furyo di Nagisa Oshima, al fianco di David Bowie e Sakamoto, o le incursioni hollywoodiane di Johnny Mnemonic e Ghost in the Shell.
Impossibile condensare (anzi: intrappolare) in poche righe le mille anime e le mille vite di Kitano: attore, regista, sceneggiatore, scrittore, pittore, comico, presentatore. Molto più facile aspettare il 29 aprile e il sogno che “Beat” Takeshi ci regalerà.”

https://www.fareastfilm.com/

In Asian/ Drammatico/ Thriller

Burning – 2018 – Lee Chang-dong

Ho la sensazione che la caratterizzazione del maschile, sia più sottile di quella del femminile, nel cinema sudcoreano. Non c’è soluzione in questo film, non c’è definizione della espressione sul volto del protagonista, che si contorce in pensieri illeggibili, improponibili, in continuo cambiamento. Bene e male, contrapposti e scambiati di posto, continuamente; confronti fra status sociali separati da fosse di violenza e noia, sofferenza e fatica, fanno di questo film una fucina di ossessioni. La realtà è in un prato, in una stalla, in una serra, in una camera, in un raggio di sole riflesso.
Tratto da unracconto breve Granai incendiati, della raccolta L’elefante scomparso e altri racconti di Haruki Murakami, il film riceve nel 2018 e 2019 numerosci riconoscimenti, ed è un ritorno alla regia dopo una lunga sospensione di tempo. La fotografia è limpida, tersa, concreta, in contrapposizione all’astrazione e asincronia regnanti.

“In this world, there is Little Hunger and Great Hunger.
Little Hunger is when someone is physically hungry. And Great Hunger is when a person yearns for the bigger answers, like the meaning of life. [Haemi / Jun Jong-Seo]

In Asian

Cinema Asiatico

Il termine “cinema asiatico” si riferisce alle industrie cinematografiche e ai film prodotti nel continente asiatico. Tuttavia, in paesi come gli Stati Uniti, è spesso usato per riferirsi solo al cinema dell’Asia orientale, del sud-est asiatico e dell’Asia meridionale. Il cinema dell’Asia occidentale è talvolta classificato come parte del cinema mediorientale, insieme al cinema egiziano. Il cinema dell’Asia centrale è spesso associato al Medio Oriente o, in passato, al cinema dell’Unione Sovietica durante l’era dell’Asia centrale sovietica. L’Asia settentrionale è dominata dal cinema russo siberiano ed è quindi considerata parte del cinema europeo.

Il cinema dell’Asia orientale è caratterizzato dal cinema di Giappone, Cina, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud, compresa l’industria giapponese degli anime e i film d’azione di Hong Kong. Il cinema dell’Asia meridionale è caratterizzato dal cinema dell’India (tra cui Bollywood, cinema Telugu, cinema dell’India meridionale, bengalese e punjabi), il cinema del Pakistan (compreso il cinema punjabi e urdu), il cinema del Bangladesh (cinema bengalese) e il cinema del Nepal. Il cinema del sud-est asiatico è caratterizzato dal cinema di Singapore, Filippine, Thailandia, Indonesia e altri paesi del sud-est asiatico. Il cinema dell’Asia centrale e del Caucaso meridionale è caratterizzato dal cinema iraniano e dal cinema del Tagikistan. Il cinema dell’Asia occidentale è caratterizzato da cinema arabo, cinema iraniano, cinema israeliano, cinema ebraico e cinema turco.

I primi cortometraggi asiatici furono prodotti in Giappone, Bake Jizo (Jizo the Spook) e Shinin no Sosei (Resurrection of a Corpse), nel 1898; in India, The Flower of Persia, 1898, diretto da Hiralal Sen.
All’inizio del 1900, i film muti venivano proiettati in capannoni, caffè. Il primo lungometraggio dell’Asia orientale fu The Life Story of Tasuke Shiobara (1912),Giappone; e il dramma in costume Raja Harishchandra (1913), di Dadasaheb Phalke, in India.
Negli anni ’20, nasce il cinema sovietico che utilizzava, in modo innovativo, la tecnica del montaggio dialettico o intellettuale, fra immagini non lineari e contrastanti, per provocare emozioni nello spettatore.

Il cinema ebraico lascia il segno dagli anni ’30. Sono stati girati oltre 100 film in yiddish, anche se molti sono ormai persi.Inoltre, i film dei fratelli Marx, Mel Brooks e Woody Allen hanno lasciato un segno indelebile nel cinema.

I film sonori iniziano in Asia dagli anni ’30. Il primo lungometraggio sonoro in Giappone fu Fujiwara Yoshie no furusato (1930), che utilizzava il “Mina Talkie System”. Nel 1935, Yasujiro Ozu diresse anche An Inn a Tokyo, considerato un precursore del genere neorealismo.
Il primo film sonoro indiano fu Alam Ara il 14 marzo 1931 di Ardeshir Irani. Gli anni ’30 videro l’ascesa della musica nel cinema indiano con musical come Indra Sabha e Devi Devyani che segnarono l’inizio del canto e della danza nei film indiani.

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Kim Ki Duk

L’11 dicembre 2020 muore a 59 anni Kim Ki-duk, in seguito a complicanze da Covid-19.

Ho incontrato personalmente il suo, per me primo, film coreano, Ferro 3 (2004), e mi sono innamorata, di Kim Ki-duk e del cinema coreano, senza rimedio, senza esitazione, senza limiti.
I suoi film sono film sulla solitudine, sulla alienazione, sulla morte, sulla libertà; sono diventati poi troppo duri e violenti per me, ho smesso di vederli sempre, in uscita.
Kim Ki-duk è un regista odiato in patria, isolato, senza rapporti con gli altri registi, senza paragoni nemmeno fra i suoi stessi film. Lui fluisce, semplicemente, e i suoi film sono archi di slancio, che non può interrompere.
Lui è un pittore, prima di iniziare a fare cinema; definito seriale, perché forzato a continuare all’infinito.
Lui dipinge in Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) affreschi ricamati di umanità. Ma in altri film, in ogni film, in tutti i film, lui dipinge ferite, quadri di violenza senza confezioni e senza comprensione.
Io non riesco a riferirmi al lui al passato, non riesco a pensarlo non più qui con me, quando cercherò suoi nuovi film, non riesco a non pensare a lui.

Human, Space, Time and Human (2018)
Il prigioniero coreano (2016)
Stop (2015)
One on one (2014)
Moebius (2013)
Pietà (2012)
Arirang (2011)
Amen (2011)
Dream (2008)
Soffio (2007)
Time (2006)
L’arco (2005)
La samaritana (2004)
Ferro 3 – La casa vuota (2004)
Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003)
The coast guard (2002)
Indirizzo sconosciuto (2001)
Bad guy (2001)
real Fiction (2000)
L’isola (2000)
The Birdgane Inn (1998)
Wild animals (1997)
Coccodrillo (1996)