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Drammatico

In Avventura/ Catastrofico/ Drammatico/ Scifi - Fantasy

The Animal Kingdom – 2023 – Thomas Cailley

Il film propone e tiene con sè due diverse angolature: una morbida, dolce, affettuosa, preocupata, normale, inconsapevole, il prima.
L’altra spinosa, mostruosa, diversa, sprezzante, consapevole, libera, il dopo.
Le due, si intersecano spesso, dentro e fuori di sé, fino a completare la transizione. La sua strada è sensoriale, fino alla piena percezione. Perdoniamo l’epilogo scontato ma doveroso.
Importantissimo il rapporto fra i due protaginisti, padre e figlio, che si muove sinuoso e armonioso, complice e affettuoso, nella pura realtà fra i due attori.
Film catastrofico, avventura familiare, splendide scene di trasformazione, ha ottenuto 12 candidature e vinto 5 Cesar, 5 candidature e vinto un premio ai Lumiere Awards.

In Commedia/ Drammatico/ Giallo/ Noir/ Thriller

Finché c’è prosecco c’è speranza – 2017 – Antonio Padovan

Opera prima, candidato ai Nastri d’Argento, dal romanzo omonimo di Fulvio Ervas, un piccolo film, leggero, denso, per un pomeriggio nevoso, leggero, denso.

C’è una atmosfera particolare intorno ad alcuni film… Sono tentata di dire film italiani, ma non è così, non sono solo italiani.
Poi penso: alcuni film italiani hanno un certo “colore”, se lo portano addosso per tutto il visibile, impermea tutto.
Poi penso: quindi alcuni registi hanno un loro certo “colore”, e lo spennellano su tutto.
Poi penso: e quindi alcune capacità di comunicare emozioni, certe emozioni, hanno un “colore”.
Che colore è?
È ambra, è trasparente, è un vetro colorato che connota tutto, e lo colora di: ricordo, cannella, rimpianto, curcuma, legami, fiordaliso, amicizia, papavero, intimità, salvia, giustizia, oro, contenuto.

In Azione/ Catastrofico/ Drammatico/ Storico

Vajont – la diga del disonore – 2001 – Renzo Martinelli

Si ha sete di conoscenza, quando ci si avvicina a questo film, specie per chi non ha fatto parte dei tempi. Si ha la sensazione che i personaggi siano trattati con benevolenza quanto con malevolenza, come a poter dire… “Sì, ma, in fondo, ci avevano pensato.”
Si attende l’onda anomala, quella che seppellisce tutto, immersi in una luce che trasforma il colore in bianco e nero, il presente nel passato. Il film è permeato di vergogna, di colpa, di responsabilità che si dividono e sbriciolano.
Fino all’onda, che si porta via la diga, i dubbi, duemila vite, case, strade, fino al singhiozzo del silenzio, in quasi bianco e nero, e alle finte riflessioni del presente.

In Drammatico/ Storico

A Complete Unknown – 2024 – James Mangold

Il film si muove come un ricciolo di caramello che nel suo finire diventa miele limpido, sempre immerso in atmosfere ambrate. Forse molta parte ne hanno i risvolti emotivi di chi c’era, e contribuisce a rendere dense le colorazioni; forse, o quasi certamente, il tentativo di rendere il peso, il valore, la poesia, il senso, della vita di Dylan, della sua musica, di quello che riusciva a dire, unendo il mondo, i mondi, il sotto, il sopra e l’attraverso, si muove su binari di piccolezza e incompiutezza. Ma, beatificato o meno, Dylan è un vento che nasce da un roccione e si esprime in folate morbide e violente, che cambiano le pettinature di tutti, e per sempre la vita. Essere in quel tempo, in quei luoghi, fra personaggi di quel calibro, e restare umani, è indubbiamente impossibile, i capricci e le sofferenze sono poca cosa in cambio dei cieli e dei sospiri delle espressioni divine. Trovo quasi imperdonabile che Blowing in the wind, sembri una canzonetta di una giornata qualunque, ma capisco che l’eternità sia ormai incomunicabile, in un tempo in cui scartare un ovetto kinder è ritenuto mistico e imprescindibile. Dylan ha fatto una sola cosa estremamente sbagliata, sopravvivere a se stesso.

In Drammatico/ Scifi - Fantasy

I’m Not a Robot – 2023 – Victoria Warmerdar

Lara, una produttrice musicale, sta lavorando in una sua normale giornata, con il suo pc. Una richiesta di Captcha le si presenta, per la normale distinzione fra essere umano e robot. Lara non riesce a superare il test anche dopo innumerevoli tentativi, quindi contatta l’assistenza tecnica, e l’operatore, dopo aver ascoltato e verificato i dettagli del problema le suggerisce, che, forse, se non riesce ad andare avanti, potrebbe davvero essere un robot.

La canzone Creep della colonna sonora cita esplicitamente la ‘Crip Theory’ (McRuer, 2023), che esamina come sono composte le identità corporee e sessuali dominanti e marginali, e le modalità in cui la disabilità e la stranezza sconvolgono e riscrivono le soggettività, per ricordarci che un altro mondo è possibile.

Oscar al miglior cortometraggio
2025 · Victoria Warmerdam, Trent

Disponibile alla visione:
https://www.youtube.com/watch?v=4VrLQXR7mKU

In Drammatico/ Horror/ Scifi - Fantasy/ Thriller

Wolf Man – 2025 – Leigh Whannell

Il lupo è nella memoria dell’infanzia, il lupo si manifesta nel presente.
È un suono, una corsa verso te, la tua fuga.
È l’irrealtà che ti circonda e che disegna quella nuova visione.
È il contagio, la claustrofobia, l’isolamento.
Un confronto fra la realtà del quotidiano e la realtà della malattia, una interpretazione della condizione Covid-19.
L’irreatà della possibilità si trasforma nella possibilità dell’irrealtà, il cambiamento è veloce, la salvezza è sospesa ed esigua.
L’ambiente domestico accudisce la malattia, mentre avviene l’evoluzione delle forme, degli istinti. Non ci sono appigli, a motivi, storia, riflessioni, è un film che fa venire freddo.

In Drammatico/ Scifi - Fantasy

Omni Loop – 2024 – Bernardo Britto

Il loop temporale con una pillola che ripete l’ultima settimana, sempre e sempre uguale; informazioni qua e là di carattere fantascientifico che rendono più aggrovigliata la comprensione; l’imprevisto, la differenza nella linea di ripetizione che diventa ripetizione della ripetizione; tutto questo diventa come leggere il bugiardino di un farmaco, che normalmente è incomprensibile, confuso, pasticciato, assurdo; osservando…
Che ad ogni riga letta, la riga successiva è la stessa di prima, e una riga nuova, è il risultato della ripetizione della ripetizione, della differenza, della differenza. E, le similitudini con altri mille film, si sporgono da tutti gli angoli.
Ma, la curiosità divampa. E divampano anche le domande logiche, quando illogicità si presentano.
Le riflessioni e le considerazioni di un attimo, un singolo momento, sono spalmate su anni e anni di volte e volte; e ogni volta è una realtà, parallela, esistente, possibile.
A metà film sopraggiunge la claustrofobia da loop, che è una condizione davvero stramba. E arriva anche la deduzione più importante, ma non ancora identificativa.
Il rimpianto è un buco nero incolmabile, e questo film è una enorme metafora, senza nemmeno troppe sfaccettature.
Poi… si ferma un po’, su una deviazione che pare importante, e che tiene a lato il rimpianto, in una nuova prospettiva. E via di compensazioni di vuoti e buchi emotivi, fino alla scelta, alla soluzione finale.

In Drammatico

Boulevard – 2014 – Dito Montiel

Robin Williams (questo è il suo ultimo film), che ha sempre portato con sé energia, allegria, follia, dirompenza, recita qui un ruolo che esprime compresso, schiacciato, impacciato, che è in contrasto con la comunicazione che vuole darne.
L’intera struttura che ne deriva, il carattere del personaggio, la sua vita, le sue abitudini, ne risultano posticce e solubili in un bicchiere di acqua di incredulità limpida.
Anche il modo in cui muove l’incontro che cambierà la sua vita, è come un paio di baffi finti, con un adesivo poco convinto.
Il film scorre, nel tentativo di vedere dove possa andare a dirigersi, e definirsi, in un rotolare di sassolini giù per una scalinata di velluto, dove avrebbero dovuto esserci massi giù per una scarpata.
Permea tutto una sensazione di caramello lasciato bruciare e dimenticato sul fornello spento, e troppo comodi e facili risvolti di imprevisto, incidente, risoluzione, riflessione, deduzione, scelta.

In Drammatico/ Scifi - Fantasy

All of Us Strangers – 2023 – Andrew Scott

Un intreccio fra realtà e sogno fra fatti e narrazione, fra vita e morte, che si snoda, si raggruma, si scioglie, per poi annodarsi di nuovo.
Un percorso sulla strada delle cose mai dette, di quelle mai potute dire, di quelle mai fatte, di quelle tanto desiderate, di quelle mai capite e impossibili da capire.
Una sensazione di freddo continuo, di irrealtà, ingarbugliata da sensazioni di calore, realtà, che non saranno mai confermate, ma piuttosto negate, rivoltate, rifatte. Affetti, rimpianti, soglie dell’anima mai varcate… Non è un film horror, ma ci sono molti fantasmi, che sono tangibili, reali, presenti, e consapevoli; non fanno paura, non vogliono farne, rifanno i conti con il presente, considerando il passato.
Un film dolce, molto dolce, molto pregno, che non si può spiegare, non ha modo di mettere o rimettere a posto le varie posizioni, ritmi, tempi, linea di sequenze.
Un film intimo, adattamento cinematografico del romanzo Strangers, di Taichi Yamada del 1987, un film non etichettabile, un film d’amore.

“Ci sono i vampiri alla mia porta, e non riesco a stare da solo.” [Harry – Paul Mescal]

In Biopic/ Drammatico/ Storico

The Fabelmans – 2023 Steven – Spielberg

In una atmosfera vintage posticcia, le scene patinate di perbenismo americano, seguono la crescita del bambino/ragazzo/uomo/regista/Spielberg. Non c’è un capello fuori posto, non una sciatteria, tutto è a taglio diamante, persino la tristezza. Godibile in senso caramelloso, sdolcinato, irreale, celebrativo, narcisista, si va di finzione cinematografica candita servita sullo stecchino, a vedere il ragazzo che cresce, e cresce il suo cinema. Cresce il malessere servito al ragù, e noi siamo empatici, in questo film eterno, che non srotola che ovvietà salmistrate. 3/4 di film raccontano l’infedeltà coniugale della madre, di lunga durata, e giungono alle ansie, alle fragilità del protagonista. Sembrano tutti Big Jim di plastica scadente che non trovano la strada per il finale di un fotoromanzo rosa, viola, verde e blu, fino alla svolta verso una realtà più possibile e interessante, che naturalmente non ha spazio in questo film.
David Lynch ha accettato di interpretare John Ford, in un cameo finale, dietro compenso di “un sacchetto di Cheetos”, patatine di mais al formaggio celebri degli USA.

[“In una inquadratura se l’orizzonte è in alto, va bene. Se è in basso, va bene. Se è a metà è una merda”, John Ford – David Lynch]