Questa sorta di altalena fra il dentro, il fuori, il voglio, non voglio, ho motivo, non ho motivo, è interessante, ma non adeguata a definire la linea di svolgimento del film, la presenza di un solo attore, due sole voci, il persistente senso di dubbio fra la realtà e l’irrealtà, che non sarebbe spiacevole, ma non è consistente.
Dove siamo? Chi siamo? Perché siamo? Non ci sono spiegazioni sufficienti, e l’insufficienza non ha abbastanza fascino.
Il tempo ipotizzato di successione di eventi è gonfio e lento, più del tempo reale di durata del film, questo crea sonnolenza persino nello scorrere dei fotogrammi.
La continua successione fra potenzialità e insuccessi, o meglio disgrazie, rende tutto, possibile, impossibile senza quel tocco di differenza da un lato, che definirebbe un qualche senso.
Sento quasi morire e rinascere, tante e tante volte, anche quando non c’è motivo, voglia, condizione, giusto per muovere il film verso la fine.
Mentre il sole brucia, irradia, consuma, arde, rende tutto assolutamente di fuoco. Nemmeno questo fuoco fa danni, tutto continua, come nulla fosse, e…

