Non è dato di sapere se il mondo in cui viviamo è sogno o realtà.
L’odio di cui parlo non è rivolto specificatamente contro nessuno, è quella sensazione che provo quando vivo la mia vita e vedo cose che non riesco a capire. Per questo faccio film: tentare di comprendere l’incomprensibile.
Spazio e cattività sono i due temi ricorrenti nella mia opera.
I miei film sono deplorevoli perché scoprono parti intime che tutti voglio coprire; sono colpevole di contribuire all’incredulità e l’instabilità del futuro e della società, mi vergogno e rimpiango di aver sprecato il mio tempo senza aver prima compreso i sentimenti di coloro che preferiscono evitare gli escrementi. Chiedo scusa per aver fatto vedere al pubblico i miei film con il pretesto della difficile situazione del cinema indipendente. Chiedo scusa per aver esagerato gli orribili e oscuri aspetti della società coreana e di aver insultato eccellenti cineasti con i miei lavori che altro non sono che spazzatura. Solo ora capisco quanto siano gravi i miei problemi mentali e di quanto sia inadeguato per poter vivere in Corea.
[Kim Ki-duk]

