In Commedia/ Drammatico

Danny Collins – la canzone della vita – 2015 – Dan Fogelman

Perché chiediamo ad un film di darci quello che ci serve, quello che in questo momento è nei nostri bisogni, che potrebbe dar risalto al nostro cuore, ai nostri percorsi, a quell’attimo che vogliamo tanto fermare.
Noi non chiediamo ad un film, tanto quanto nessun film ci può “dare”. Noi cerchiamo il film, che in quel momento sia più adatto a dar forza al nostro cuore, portarlo in mano e lenirlo, se necessario. Noi cerchiamo conferma dei nostri percorsi, o se in qualche anche lontanissima percezione e pensiero sono stati concepiti, contemplati, visti sorridere e albeggiare, o tramontare o colorarsi di ogni sfumatura che noi, in quel momento, teniamo fra le mani. Noi cerchiamo la conferma che quell’attimo è nostro, così nostro che è di tutti, che si può sentire in una musica, che si può guardare in una immagine, in una sequenza di immagini, in una storia.
Noi cerchiamo la nostra storia. Vista dalla parte chi chi la può apprezzare, sentire, guardare e sorriderne con noi. Noi stessi.
Sono uscita dalla visione di un film, Danny Collins – 2015, con Al Pacino, che io adoro, credo come quasi tutti, ma che ha fatto anche film terribili, e che è un grande attore, regista… tutto quel che è, americanissimo, e questo non è sempre un pregio… sono uscita dalla visione di questo film, con quella domanda: perchè chiediamo ad un film di darci quello che ci serve?
E con la relativa riflessione che qui condivido. Questo film, terribilmente uguale a tanti altri, molto lacrimevole, molto redentivo, molto provocante lacrime di cuore, nasce da una storia vera, quella del cantante folk inglese Steve Tilston, che nel 1971 ricevette una lettera da John Lennon e Yoko Ono… no, non la ricevette, se non 34 anni dopo.
Cast di notevole livello, film avvolto nel miele di ogni più sano sentimento e considerazione, Al Pacino sempre più ridicolo nell’interpretare uomini vecchiotti che cercano di tenere lontano il tempo, e quindi sempre più reale e realista, in ogni ruolo [sei un uomo ridicolo…] questo film ha il pregio di non sprecare tutto in facili soluzioni finali, in riconciliazioni prevedibili, in miracoli attesi e avvenuti. Si tiene sul, normalmente possibile, e desiderabile.
E fa emozionare. Forse perchè le cose che nascono da storie vere, sanno restare sempre, almeno in parte, vere.