Ritorni di Paul Eluard
Tu vieni a me, lontano, in questa sera
di primavera australe, aureolata
la fronte di quella definitiva luce
giorno su giorno da te modellata
fino a fissarla ora con la morte.
Ti vidi appena, bella spiga di Francia,
una notte d'ottobre,
quando la Libertà non giaceva ancora
gettata sotto un mondo di macerie
e nei tuoi libri d'amore,
nelle scabre parole dei tuoi sogni
il volto della pace non aveva velato
di lutto il suo candore.
Oggi ritorni a me, eretto, distante,
dal mare torni, oggi che sei morto.
Vorrei
che continuasse ora l'amicizia
che avrei cantato gaia e che per tanti
tristi motivi che tu ben conosci
seppe solo il calore delle dita.
Nel mio giardino d'esule ora siediti.
Questi fiori - le dalie,
e le farfalle greche e le amarillidi -;
e ancora questi rampicanti - i glicini,
l'innamorata fedele dei muri -;
la stella federale, il paradiso,
la magnolia - questi alberi -,
e tutto il verde amico che mi è intorno
che già da tanto tempo mi è compagno
offro al tuo cuore vivo.
Sei venuto.
Comincia adesso la tua vita.
Parlami.
Parliamo.
(Rafael Alberti)