III - A Giovanni Camerana

 

    Il tizzo acceso fin che arde fuma;

Simile, o mesto amico, al nostro cuore

Che in pianto si consuma

Fin che arde l'amore.

    Lascia dunque che s'alzi e che s'esali

Questa nube di duol cotanto intenso;

Essa abbrucia i tuoi mali  

Come grani d'incenso.

    Sii te in te stesso al par d'un vaso sacro

D'olocausto, di fede e di speranza;

Vedi, il fumo pare acro,

Ma il turibolo danza.

    Non ispegner per tema o per ristoro

Quell'incendio divin che ti fa egro,

Non far che il carbon d'oro

Si muti in carbon negro.

    Anzi affronta gli spasmi ed il martiro,  

Cerca nell'ansia del tormento occulto

Dopo il duol del sospiro

L'estasi del singulto;

    Troverai qualche vero. Č la tempesta

Esultazione a chi non sa temerla,

E sulla duna resta

Dopo l'onda, la perla,

    Piangi, medita e vivi; un dė lontano,

 Quando sarai del tuo futuro in vetta,

Questo fiero uragano

Ti parrā nuvoletta.

     Oggi volli per te cantar la vita,

Ma la dolce canzon sul metro mio

Torna fioca e smarrita

Per troppo lungo oblio.

    Torva č la Musa. Per l'Italia nostra

Corre levando impetuosi gridi

Una pallida giostra

Di poeti suicidi.

    Alzan le pugna e mostrano a trofeo

Dell'Arte loro un verme ed un aborto,

E giuocano al paleo

Colle teste da morto.

    Io pur fra i primi di cotesta razza

Urlo il canto anatemico e macabro,

Poi, con rivolta pazza,

Atteggio a fischi il labro.

    Praga cerca nel buio una bestemmia

Sublime e strana! e intanto muor sui rami

La sua ricca vendemmia

Di sogni e di ricami.

    Dio ci aiuti, o Giovanni, egli ci diede 

Stretto orizzonte e sconfinate l'ali;

Ci dič povera fede

Ed immensi ideali.

    E il mondo ancor pių sterile, o fratello,

Ci fa quel voi di poesia stupendo,

E non trovando il Bello

Ci abbranchiamo all'Orrendo.

    Dio ci aiuti! Su te sparga l'ulivo,

Sparga la pace e le benedizioni,

Sii sulla terra un vivo

Felice in mezzo i buoni.

    A me calma pių piena e pių profonda:

 Quella che splende nell'orbita d'una

 Pupilla moribonda,

 Mite alba di luna.

  

(Ludovico Ariosto)