CXVIII
O luce eterna, o stella matutina,
la qual chiuder non può Borea né Austro,
della nave di Pier timone e plaustro
del biforme grifon, che la divina
città lasciò per farsi medicina,
pria sé chiudendo nel virginal claustro,
del mal che già commise il protoplaustro
disubbidendo in nostra e sua ruina;
volgi gli occhi pietosi allo mio stato,
Donna del cielo, e non m'aver a sdegno,
per ch'io sia di peccati grave e brutto.
Io spero in te, e 'n te sempr'ho sperato:
prega per me e esser mi fa degno
di veder teco il tuo beato frutto.
(Giovanni Boccaccio)